Recensione di Monica Fiore

 

Con il “Tema d’amore” in sottofondo, è impossibile pensare a questo film e non rivivere le emozioni che aveva suscitato alla prima visione.
Manifesto della società italiana del secondo dopoguerra, Nuovo Cinema Paradiso è considerato colonna portante della storia del cinema, soprattutto di quello italiano. Dotato di pura narrazione della realtà di quel tempo, la storia si mescola con gli occhi sognanti di un bambino che avrà il suo lieto fine, ma solo grazie alla guida dell’amata settima arte.

L’inizio in prolessi mostra subito il personaggio principale, Salvatore Di Vita, illustre regista che vive a Roma. Questi viene informato dalla madre, che ormai non vede da trent’anni, della morte di un certo Alfredo. Raggiunge il piccolo paese natio di Giancaldo, in Sicilia, e rivive in un attimo tutta la sua vita.

Con un flashback di circa 120 minuti, la pellicola procede raccontando l’infanzia del protagonista, da sempre innamorato del cinema, che si intrufola spesso nel Cinema Paradiso, l’unico in paese, mentre il proiezionista è costretto ad eliminare dalle pellicole le scene religiosamente considerate inaudite dal prete. Il proiezionista è proprio Alfredo, con il quale il piccolo Totò condivide la sua incontrollabile passione; gli insegnerà a maneggiare il proiettore. Un’incendio brucerà la cabina di proiezione e Alfredo ne rimarrà vittima perdendo la vista. La ricostruzione del Nuovo Cinema Paradiso necessita così di un nuovo proiezionista e sarà proprio Totò a prendere il suo posto. Il protagonista cresce proiettando pellicole su pellicole, ripercorrendo pian piano la storia del cinema e nel contempo la sua vita. Ormai adolescente, comincia a conoscere tutte quelle emozioni che aveva solo potuto immaginare tramite il cinema; e soprattutto l’amore grazie ad Elena. Varie circostanze porteranno i due a separarsi, nonostante entrambi pensino costantemente all’altro. Ma le parole dell’amico Alfredo spingeranno Totò ad inseguire il suo sogno più grande.

Giuseppe Tornatore dirige e scrive magistralmente quest’opera, sicuramente il suo lungometraggio più famoso e importante, tale da fargli vincere l’Oscar come miglior film straniero nel 1989 e numerosi altri premi. La cura nei vari passaggi permette di comporre un capolavoro ineguagliabile che porta chiunque a sognare il cinema, esattamente come aveva fatto lui in tenera età.

Il regista sceglie interpreti che sembrano dipinti al momento, completando il quadro perfetto della rappresentazione. Primo fra tutti abbiamo Salvatore Cascio, il piccolo Totò che calza magnificamente il suo personaggio e rimarrà caro a tutti gli spettatori; il noto Philippe Noiret come Alfredo, il quale ha una presenza focale nello svolgersi della vicenda. In ordine di crescita, Marco Leonardi come Salvatore adolescente, al suo film proclamazione; e, già in contatto con il cinema italiano come Noiret, il francese Jacques Perrin in un nostalgico Salvatore adulto.

Tra i numerosi personaggi presenti, sono emblematici i cittadini; come a rivivere la letteratura passata, si ripropongono i convenzionali paesani che mostrano simbolicamente la società e i suoi valori: il prete censore, il pazzo, la prostituta, la madre vedova, i genitori prevenuti ecc. Il ruolo fondamentale di questi personaggi è palese nella scena della demolizione del cinema, in cui i ricordi inondano dolorosamente tanto il protagonista quanto loro.

In questo ambiente affollato, il cinema è il collante che li unisce e concentra tutti i loro occhi verso un unica proiezione: la vita. Tornatore ha affermato che il successo di questa pellicola è dovuto al fatto che generazioni di persone in tutto il mondo ritengono la sala cinematografica un luogo di educazione; ed è esattamente questo quello che mostra. Sarebbe impossibile ottenere silenzio in una stanza brulicante di persone e dei loro pensieri espressi ad alta voce. Ma il cinema ci riesce: la sua atmosfera e la sua capacità nel coinvolgere lo spettatore gli permettono di dar voce alle sue storie e di incitare alla riflessione.

Tra milioni di pensieri, Nuovo Cinema Paradiso si concentra su quello di Totò, che ha osservato tanto silenziosamente ogni pellicola da rimanerne profondamente ammaliato e da ritenersi pronto per dire la sua. Il protagonista insegue questo sogno incredibile parallelamente alla sua crescita, conoscendo emozioni e delusioni, requisiti fondamentali per la carriera che vuole intraprendere.

Dunque, il messaggio principale è quello di rincorrere se stessi ed i propri obiettivi; il film ci insegna che bisogna staccarsi da ciò che risulta semplice e dogmatico per scoprire e sognare anche l’impossibile. Tutto può essere raggiunto.

I numerosi premi confermano la grandiosità dell’opera, che non sarebbe tale senza il tocco musicale di Ennio Morricone.
E’ però palese la differenza tra la prima e la seconda parte; infatti, mentre nella prima le immagini scorrono fluide lungo la sceneggiatura incalzante, la seconda parte rallenta per poco il passo, soprattutto nell’incontro adulto tra Salvatore ed Elena, e distoglie per un momento la struttura iniziale. Proprio per questo, il film ha diverse versioni, una delle quali internazionale di 123 minuti che omette queste scene.
A proposito di tagli, è inevitabile citare la scena finale, autentico riassunto di questo capolavoro: con Tornatore in un cameo da proiezionista, Salvat

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ore visiona l’ultimo saluto dell’amico Alfredo che gli regala il montaggio di tutti i baci cinematografici che aveva censurato in passato. La commozione è inevitabile.

Questo capolavoro ha ispirato ed ispira generazioni di cineasti e di appassionati; è un omaggio memorabile al cinema e alla sua spettacolare essenza.

Il Nuovo Cinema Paradiso è l’unico per cui tutti almeno una volta dovrebbero pagare il biglietto.

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Curiosità

Il regista Giuseppe Tornatore nel giugno 2010 ha ricordato: “Quando il film uscì nel 1988, nelle sale italiane non andò a vederlo nessuno. Gli incassi furono disastrosi, tranne a Messina, dove il film andò benissimo e non capivamo il perché. Il gestore del cinema Aurora, Giovanni Parlagreco, si ostinò a tenerlo in cartellone, invitò la gente a entrare gratis Salvatore_Cascio.jpge se il film fosse piaciuto alla fine avrebbero pagato (nel frattempo il cinema Aurora ha seguito quasi profeticamente le sorti del cinema Paradiso, ha chiuso). Fu un trionfo che poi si espanse in tutta Italia. Già in precedenza a Messina aveva riscosso un successo inaspettato un film che era stato ignorato nel resto d’Italia, era successo nel 1981 con il film di Massimo Troisi, Ricomincio da tre. Fulvio Lucisano, produttore del film, nell’intervista per l’edizione in DVD di Ricomincio da tre, ricorda che portò il film in prima proiezione assoluta a Messina quando nessuno era interessato, da quell’entusiasmante debutto iniziò l’enorme successo del film.
Il personaggio di Alfredo è ispirato al fotografo e proiezionista bagherese Mimmo Pintacuda amico e maestro dello stesso Tornatore. Parlando di lui, il regista ha detto: “Della fotografia di Mimmo Pintacuda mi colpiva la capacità di essere un esercizio di osservazione della realtà estraneo alla manipolazione della realtà. Quello che le sue foto mostravano era tutto vero, ma quella realtà veniva mostrata attraverso una sensibilità visiva che sfuggiva all’occhio di chiunque andasse in giro per le vie di Bagheria. Questa fu per me una scuola importantissima che ha influenzato la mia capacità di vedere le cose da regista cinematografico.”
Il paesino della Sicilia Giancaldo, che appare nel film, non esiste realmente ma è il nome di una montagna che sovrasta Bagheria, città natale di Giuseppe Tornatore; anche il cartello della stazione ferroviaria e nell’autostrada sono stati piazzati dal regista per rendere meglio l’effetto scenico.
Nonostante alcuni anacronismi, si possono identificare gli anni in cui si svolgono i fatti dalle pellicole proiettate: La terra trema di Luchino Visconti del 1948 verso l’inizio della storia; I pompieri di Viggiù di Mario Mattoli del 1949 quando scoppia l’incendio che acceca Alfredo e distrugge il cinema; Anna di Alberto Lattuada del 1951 quando viene inaugurato il nuovo cinema Paradiso; Il grido di Michelangelo Antonioni del 1957 quando Totò parte per fare il militare (evento che gli impedirà di rivedere Elena).
Alcune scene del film sono state utilizzate per lo spot televisivo di lancio della nuova Fiat 500: Alfredo che accende il proiettore durante la prima proiezione privata per padre Adelfio, e Salvatore che ride assistendo ad una pellicola di Charlie Chaplin.
Il proiettore cinematografico della cabina di proiezione è un Prevost “Magnus” delle Officine Prevost Milano.
Nei titoli di coda appaiono alcune scene del film stesso, tra queste ce n’è una con Salvatore ed Elena da adulti. Appare anche nei titoli delle versione internazionale sebbene da tale versione sia stata tagliata.
Il gruppo progressive metal statunitense Dream Theater ha inserito la frase pronunciata da Alfredo dopo l’incendio (“Ora che ho perso la vista, ci vedo di più!”) nel brano Take the Time, presente nell’album Images and Words (1992).
Nell’episodio Rubare la prima base della 21ª stagione de I Simpson è presente una citazione della scena finale dei baci tagliati.
Il film viene citato nel videogioco MOTHER 3 con delle statue di un vecchio e un bambino (chiamato “Toto”) dietro una cinepresa
A Palazzo Adriano è stato istituito presso i locali del comune un museo intitolato: Galleria foto “Nuovo cinema Paradiso”, le scene e i retroscena del film raffigurati in oltre 100 fotografie originali.
In una scena è possibile vedere una piccola parte di puntata della trasmissione televisiva “Indietro Tutta” di Renzo Arbore, trasmessa nella TV in casa della madre anziana di Salvatore.

FONTE

Caratteristiche

Accoglienza

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Il film, uscito nel 1988 nella sua versione integrale da 155 minuti, fu un disastro al botteghino. L’anno successivo allora Tornatore decise di ripresentarlo in una versione accorciata della durata di circa 2 ore ma anche questa versione non venne accolta con calore dal pubblico e fu stroncata dalla critica. Solamente dopo il Festival di Cannes il film venne rivalutato. Ottenuta l’attenzione del pubblico mondiale, ottenne nel 1990 sia l’Oscar che il Golden Globe dedicati al miglior film straniero.

Ambientazione

Gli esterni del film sono stati girati in Sicilia: Bagheria, Cefalù, Castelbuono, Lascari (la stazione di Giancaldo è la stazione di Lascari), Chiusa Sclafani, Palazzo Adriano (set della piazza del cinema), Santa Flavia, San Nicola l’Arena, Termini Imerese, ruderi di Poggioreale e Oriolo Romano. L’edificio del cinema nella realtà non esiste, esso venne ricostruito interamente e collocato nella piazza e al termine delle riprese smontato. Le riprese all’interno del cinema sono della Chiesa di Maria Santissima del Carmelo sempre a Palazzo Adriano.

Edizione internazionale

Nell’edizione internazionale di 118 minuti, vengono tagliate quasi tutte le scene con la prostituta, oltre alle parti in cui Salvatore vede una ragazza (che poi scoprirà essere la figlia di Elena) e quella in cui rincontra Elena, ormai sposata e la fine del loro amore. Il ricordo della sua esperienza prima e poi del rapporto con la ragazza e la malinconia di quei giorni sono dunque, nella versione cinematografica, affidati totalmente alla rievocazione del passato nella mente del protagonista.

 

FONTE

Trama

Salvatore Di Vita, da quando ha lasciato il paesino di cui è originario non vi ha mai più voluto rimettere piede e da trent’anni vive a Roma, dove nel frattempo è diventato un affermato regista cinematografico. Una sera, al suo rientro a casa, scopre dalla sua compagna la notizia della morte di un certo Alfredo, e per tutta la notte rivive i ricordi della sua infanzia.

Dopo la fine della seconda guer260px-Nuovo_Cinema_Paradiso_(film)ra mondiale, in un paesino siciliano, Giancaldo, il cinema è l’unico divertimento. Siamo alla fine degli anni quaranta. Totò, un bambino povero che vive con la sorella e la madre, è in attesa che il padre, che risulta disperso, ritorni dalla Russia. Totò svolge il compito di chierichetto per don Adelfio, parroco del paese e gestore della sala cinematografica “Cinema Paradiso”. Don Adelfio censura tutte le scene di baci all’interno dei film perché le ritiene troppo sconvenienti. Salvatore, affascinato dal cinematografo, tenta invano di assistere di nascosto alle proiezioni private per il prete e di rubare qualche scena tagliata dal proiezionista Alfredo. Quest’ultimo è un uomo analfabeta con cui Totò cerca di stringere amicizia, nonostante l’atteggiamento contrario di sua madre e l’atteggiamento un po’ scontroso di Alfredo. In occasione dell’esame di licenza elementare a cui partecipa anche Alfredo, Totò riesce finalmente a fare un accordo con lui: il bambino darà ad Alfredo i risultati della prova, ma in cambio il proiezionista dovrà insegnare a Totò tutti i trucchi del mestiere.

Una sera il pubblico reclama a gran voce il secondo spettacolo e, poiché la sala è stata chiusa, Alfredo e Totò decidono di accontentarli proiettando il film sul muro di una casa della piazza del paese. Una distrazione dell’uomo è la causa di un incendio che si propaga velocemente all’interno della cabina di proiezione. Totò riesce a salvare l’amico, che purtroppo perde la vista. Grazie all’intervento di un paesano diventato milionario, Spaccafico, la sala cinematografica viene ricostruita e prende il nome di “Nuovo Cinema Paradiso”. Inizia così una nuova epoca per questo cinema al cui interno lavora il bambino, che d’ora in avanti proietterà pellicole non più censurate.

Salvatore, diventato adolescente, conosce Elena, studentessa figlia del Direttore della banca locale, e se ne innamora. I genitori di lei non gradiscono la loro relazione e decidono di trasferirsi. Nel frattempo il ragazzo è chiamato ad assolvere il Servizio Militare di Leva nell’esercito a Roma e perde completamente le tracce di Elena. Tornato in Sicilia si rivede con Alfredo che gli consiglia di abbandonare per sempre la sua terra natale. Con quest’ultimo ricordo la mente di Salvatore torna alla realtà: nonostante sia un regista ricco e famoso è deluso della sua vita, e decide di partire per la Sicilia.

Il funerale di Alfredo diventa l’occasione per confrontarsi con il suo passato e con le persone che avevano popolato la sua infanzia. Anche il Nuovo Cinema Paradiso, oramai chiuso ed inutilizzato da sei anni, ha perso il suo splendore e Salvatore non può che assistere immobile alla sua demolizione. Il regista ha anche l’occasione di rivedere Elena, ma solo per l’ultima volta: lei è ormai sposata con un vecchio compagno di scuola di Totò. Dopo aver scoperto di non essersi incontrati l’ultima volta per una serie di coincidenze (e per l’intervento dello stesso Alfredo), vivono una notte di passione, destinata però a rimanere unica, e Totò non può fare altro che tornare a Roma con una bobina di pellicola che gli ha lasciato in eredità Alfredo: questa è un montaggio dei baci censurati da don Adelfio e la sua proiezione commuove Salvatore che con quelle immagini ricorda la sua infanzia.

 

Fonte